La
galleria (no-profit) è disponibile ad ospitare le opere di artisti
che conducono la propria ricerca sul colore nero inteso come significato
e significante. (Art Director Marcella Pizzigallo)
Indirizzi
di ricerca
Kandinskij:
Il nero è fatale autonomia del colore e massima valorizzazione
delle illimitate qualità semantiche.
AD
Reinhardt: Il nero realizza l'idea di un'arte assolutamente
pura e "sublime" tautologicamente ripiegata su se stessa,
scevra da contenuti narrativi ed emotivi.
Alfredo
Quaranta: L'indagine sulla storia della legge strutturale
primaria del "fare", induce a pensare che il teorema hegeliano
sia per essere dimostrato. Le istanze spazio-colore, spazio-luce, colore-luce,
le immagini presunte, i modelli tautologici, pur costituendo segni interessanti,
sono privi di significato operante e rivelano (in parte) la crisi dell'arte.
Il problema non è arrivare, ma partire.La questione è
quella della pittura e del dipingere.
Credo che nel panorama delle nozioni, il nero appare ingiustamente trascurato.
Il nero assorbe e rimanda senza lasciare spazio alle ambiguità
degli eventi, alla doppiezza delle connessioni tra gli eventi senza
logica, negandosi alla logica della memoria, della nostalgia, dei desideri.
Il nero dà esistenza alle apparizioni pulsanti, alle illuminazioni
e alle oscurità. Pensare al nero, pensare in nero per mettere
in fragilitè la globale fragilità dell'esistenza. Il nero
opprime come le mura dell'abside di una chiesa: la sua perfezione non
sta nella forma né nel limite, ma nella sostanza. Le coordinate
generatrici dell'iperspazio (luogo nero, desertico, vuoto, abitato solo
da Eros e Thanatos) prive di controllo e spontaneità, definiscono
un'estetica della forza più che della passione. Una meditazione
che segue il lento e totale spiegamento di fattori visivi minimi (materia
dura e morbida) in un continuo flusso altrettanto lento e inarrestabile.
Le coordinate, le falsi chiavi, non sono quelle che si avvicinano ad
un solo lato dell'opera: esse non intaccano l'enigma, non spiegano.
L'opera è una metafora sulla quale vengono a farsi e disfarsi
i significati che le si attribuiscono. La mia metafora non vuole provocare,
esaltare o inquietare, ma sollecitare il transfert, attraversando infinite
porte da aprire, per penetrare in un NULLA dentro al quale si cela un
cosmo le cui dimensioni sono quelli della coscienza dalla quale ri/
emergono insospettate immagini e la pittura torna ad essere la forma
suprema dell'immaginario.
La realizzazione del mio lavoro, è fatto di stesure e di parti
di singole stesure, di trasformazioni in strati che, durante il lavoro,
si eliminano l'uno dopo l'altro. Gli ossidi, densificandosi o fluidificando,
trasmutano la loro tonalità esercitando un' influenza quasi magnetica
l'uno sull'altro e dai piani della superficie di fondo possono far sorgere
un campo di tensione, di forza e di sensualità.
Ne consegue un atto (anch'esso privo di controllo e di spontaneità)
che, attraverso l'eliminazione dall'esistenziale e l'allontanamento
dalla ultrausurata sensibilità, spinge ad annullare la durata
dei mezzi espressivi.La risposta, mai scontata ed autosufficiente, rimarrebbe
decontestualizzata se non fosse per un minimal-collage quale segno-traccia-orma
di una ricerca di una esistenza altra dove l'imponderabile mistero (la
vita e la morte) regna sovrano.